Norman Rockwell: lo storyteller della tela.

Autoritratto di Norman Rockwell (1894- 1978)

Norman Rockwell realizzò più di quattromila opere nel corso della sua prolifica carriera. Il suo nome risuona ancora forte e chiaro quando si parla di arte, poiché considerato un maestro nel dipingere le sottili emozioni della vita quotidiana grazie alle sue dettagliate illustrazioni.

Quando si parla di artigianato americano, non si può non includere Norman Rockwell, che passò alla storia come uno dei più celebri pittori e illustratori d’America, ma soprattutto come un fenomenale storyteller, ovvero un maestro del racconto (il che spiega il perché della scelta del titolo del mio articolo). Ogni suo dipinto è ambasciatore di storie in cui identificarsi, capaci di parlare alla gente, facendo vibrare le corde dei loro cuori, creando sinfonie nelle loro menti che riportano a galla i ricordi di una vita. Ma come ebbe inizio l’eredità di questo peculiare artista?

Norman Rockwell nacque nella città di New York nel lontano 1894. Era un bambino tranquillo, con pochissime pretese; infatti, ha dichiarato che si riteneva niente di più che un baccellone, una nullità lunga e secca, uno spilungone, una pertica di fagioli senza fagioli. Crescendo si scoprì non incline all’atletica né al lavoro intellettuale. A suo dire, l’unica abilità che avesse era l’arte del disegno. Nonostante la provenienza urbana, la sua famiglia adorava trascorrere l’estate in campagna- “i mesi in campagna erano il nostro paradiso, disse Norman- e hanno ispirato molte delle opere che ho fatto in seguito“. Il padre era solito leggergli i racconti di Charles Dickens la sera prima di andare a letto e, già da allora, il figlio amava produrre raffigurazioni personali dei protagonisti di quelle storie. Fu a quel punto che capì che non gli interessava null’altro se non disegnare. A 14 anni, fu convocato nell’ufficio del preside a causa del suo scadente rendimento scolastico. In quest’occasione il preside gli chiese se avesse voluto diplomarsi o, al contrario, iscriversi presso una scuola di belle arti. La seconda opzione si rivelò la sua vera vocazione e poco dopo quella conversazione con il preside della scuola, si iscrisse presso la National Academy of Design prima e l’Art Students League di NY poi. Qui ebbe l’opportunità di essere allievo di grandi maestri come Thomas Fogerty e George Bridgman. I princìpi artistici che apprese fondarono le basi della sua carriera. Qui le lunghe e dettagliate lezioni di belle arti, includevano anche lo studio di anatomia e di tecniche di illustrazione. Utilizzava, per far pratica, costumi e oggetti di scena. Il successo non tardò ad arrivare: appena diciannovenne diventò il direttore artistico del Boy’s life, il magazine ufficiale dei Boy Scouts d’America (BSA).

Scout at Ship’s Wheel. Norman Rockwell dipinse questo Boy Scout al timone di una nave. Controlla la direzione in cui la nave si sta dirigendo con la ruota. A giudicare dalle dimensioni della ruota, la barca deve essere di una certa dimensione. La ruota è alta più della metà dello scout. Senza dubbio, pilotare una barca era un compito abbastanza comune per un boy scout.

In quegli anni, lavorò anche per altre due riviste per ragazzi The Youth’s Companion e St. Nicholas. Nel 1915 si trasferì con la sua famiglia a New Rochelle, dove condivise lo studio con Clyde Forsyte, un illustratore del The Saturday Evening Post. Per gli ambiziosi illustratori dell’epoca, l’apice del successo era la copertina del The Saturday Evening Post. Rockwell si fece coraggio, abbozzò qualche idea e inviò del materiale al quartier generale del The Saturday Evening Post in Filadelfia, senza previo appuntamento. Dopo aver aspettato per un’intera giornata, riuscì a incontrare l’editore George Horace Lorimer. L’impressione fu ottima e Rockwell si aggiudicò la sua prima copertina di successo: “Boy with Baby Carriage“, 1916.

Boy with Baby Carriage. Un fanciullo è intento a spingere una carrozzina, mentre altri ragazzini, vestiti da giocatori di baseball, lo deridono e infastidiscono. Il vestiario del protagonista è in forte contrasto con quello dei suoi coetanei, colori inamidati e guanti pesanti e un filo di ferro che attacca il suo elegante cappello al biberon. Il bello è che il modello interpreta tutti e tre i soggetti. Quando dipinse questo quadro, l’artista aveva solo 22 anni.

Nei cinque mesi successivi, il The Saturday Evening Post, ripropose altre cinque copertine a opera di Norman Rockwell.

Circus Barker and Strongman. In figura sei bambini, i soggetti preferiti di Norman in quel periodo. Il loro abbigliamento suggerisce che sono bambini di campagna. Il fatto che stiano ascoltando attentamente gli altri due bambini suggerisce la loro voglia di divertimento.
Il bambino vestito da imbonitore del circo è il più vivace del dipinto. Indossa un cappello che è un po’ troppo grande, lo stesso dicasi per il cappotto. Qualcuno, molto probabilmente il suo compagno, the Strongman, gli ha disegnato dei baffi in volto. E sta pubblicizzando il proprio prodotto (il compagno). L’imbonitore ha in mano un cartello che recita: “Circo, 3 monete , Strongman, Sandow,…” , il resto è come sempre lasciato all’immaginazione dello spettatore. Il bambino che finge di essere Sandow indossa una fascia rossa intorno alla testa, con una piuma nascosta al suo interno, insieme a una calzamaglia grigia e un bell’asciugamano rosso o, forse, un copriletto avvolto intorno alla vita. Ha occhielli di filo sugli orecchi che fungono da orecchini. Ha anche della pittura sul viso.
L’uomo forte sta flettendo i suoi “muscoli” per la folla che si raduna. Scritto sul petto c’è il nome “SANDOW”.
Gramps at the Plate. I soggetti preferiti da Rockwell da dipingere erano bambini, anziani e animali domestici. In Gramps at the Plate, Rockwell dipinse due dei suoi soggetti preferiti. Gramps sembra molto competente e competitivo con la mazza da baseball in mano. Sta squadrando il lanciatore. Gramps è pronto a buttare la palla fuori dal campo. Gramps è serio quando si tratta di baseball. Si pensa che il bambino sia il nipote di Gramps, Sonny. Sommy si è tolto la sua protezione da ricevitore. Con un sorrisone, Sonny sta invitando il lanciatore a fare il suo secondo lancio. Dalla posizione di Sonny, possiamo dire che il lancio sarà basso e fuori. Il mistero di questo dipinto è se Gramps sarà in grado o meno di colpire anche in basso e fuori. Gramps deve essere abbastanza bravo a giocare se lo strapazzano così!
Redhead loves Hatty Perkins. In questa illustrazione, il pel di carota, tornando a casa da scuola, si imbatte in un vecchio recinto, sul quale compare la scritta in gesso “Il pel di carota ama Hatty Perkins” accompagnato dallo scarabocchio di due teste che si baciano, quella di un bambino e quella di una bambina con la coda di cavallo. Ancora più in basso, si intravedono 4 iniziali incastrate nella sagoma di un cuore, che possiamo dedurre siano le iniziali del nome del protagonista, poiché le vediamo anche riportate sui libri che giacciono ai suoi piedi. La sorpresa sembra essere poco gradita da BR, lo si nota dall’espressione infuriata del volto e dal pugno chiuso. Il motivo? Norman Rockwell lascia la risposta all’immaginazione dello spettatore.
People in a Theatre Balcony. Un titolo alternativo per questo dipinto è Charlie Chaplin Fans, come possiamo notare dall’immagine sulle brochure che stringono in mano. La locandina mostra una foto di Charlie Chaplin nelle vesti de il vagabondo, il personaggio che lo ha reso famoso. La location del dipinto originale a olio su tela è ignota.
In quest’ immagine, vediamo una famiglia di sei persone a teatro, sedute in galleria. È buio all’interno del teatro, ad eccezione delle luci del palcoscenico. Vediamo l’oscurità dipinta su tutta la famiglia, i loro volti illuminati solo dalle luci del palcoscenico.
Ci sono il nonno, mamma e papà. Allo spettacolo sono presenti anche sorellina e fratellino, seduti davanti ai familiari, in modo che possano vedere. La sorella maggiore è seduta dietro.
Tutta la famiglia si sta godendo lo spettacolo. Tutti sorridono ampiamente tranne uno. La sorellina ha un’espressione di stupore sul viso. Norman Rockwell includeva periodicamente scene di cultura popolare nei suoi dipinti. Includere un riferimento a Charlie Chaplin dimostra che la maggior parte del suo pubblico fosse ammiratore dell’attore.
Man playing Santa. In questa copertina giovanile, intravediamo per la prima volta un parziale sfondo: possiamo godere di una cornucopia di giocattoli sugli scaffali e in primo piano. Se lo si guarda attentamente, si scorgono un coniglio, maschere, secchi, mazze da baseball, bambole, macchinine, anatre, cesto per bambole in miniatura, una scimmia, un pupazzo di neve, un pulcino, un Babbo Natale in miniatura, i pali per l’arrampicata. Gli unici personaggi di questa illustrazione sono l’uomo anziano che gioca a essere Babbo natale ammirandosi allo specchio e la negoziante. La storia che Rockwell racconta con questo dipinto sono i bambini a Natale. Questo dipinto è in realtà la prima di due parti. La seconda parte è apparsa sulla copertina dell’American Boy del dicembre 1916 intitolata Merry Christmas, Grandpa.
Merry Christmas, Grandpa.

Nei successivi quarantasei anni, Rockwell avrebbe creato per il Post 323 copertine. Il successo riscosso durante questo sodalizio, gli garantì commissioni per conto di altre riviste, quali The Literary Digest e il Life. Sebbene Rockwell avesse abbandonato il proprio lavoro presso Boy’s life, nel 1916, continuò a intrattenere buoni rapporti con loro. Nel 1916 sposò Irene O’Connor, che nel gennaio del 1921 apparse sulla copertina del Literary Digest, in “Mother Tucking Children into Bed”.

Mother Tucking Children into Bed. In questo dipinto, Norman Rockwell ha usato la sua prima moglie, Irene Rockwell, come modello per la madre.
La mamma sta mettendo i suoi due angioletti a letto. Infatti, il titolo alternativo era Mother’s Little Angels. Rockwell dipinse la maggior parte delle sue famiglie con un maschietto e una femminuccia. Questa famiglia non fa eccezione. Entrambi i bambini sembrano già dormire.
La bambina, con i capelli lisci castani, è la più vicina a noi e stringe a sé il suo orsacchiotto. Il ragazzino, con i capelli biondi e ricci, dorme sul lato opposto del letto.
Osservate attentamente e noterete che la trapunta sul letto corrisponde alla trapunta che incornicia l’immagine. Conoscendo la tendenza di Rockwell per l’autenticità dei dettagli, non è affatto improbabile che abbia commissionato il lavoro a un fabbro di trapunte appositamente per l’occasione.

Norman si arruolò nella marina militare degli Stati Uniti d’America durante la Prima Guerra Mondiale, ma senza mai rinunciare alla sua vocazione. Continuò, infatti, a dipingere, affinando le sue riproduzioni di eroi di guerra e di gente comune. Negli anni 20 del Novecento, la carriera di Rockwell decollò. Le riviste e gli inserzionisti americani volevano solo lui. La stampa in quadricromia respirò aria nuova grazie alle sue illustrazioni, calendari, campagne pubblicitarie prodotti in massa. Nel 1926, uscì la prima copertina a colori del The Saturday evening post a opera di Norman Rockwell: Pipe and Bowl Sign Painter. La copertina ritrae uno dei modelli preferiti di Rockwell degli anni ’20, il suo amico e vicino di casa, James K. Van Brunt. Van Brunt posò per Rockwell nelle vesti di numerosi personaggi e quindi in molteplici narrazioni in questo periodo. Inizialmente, erano stati i magnifici baffi di Van Brunt – accuratamente tagliati, divisi nel mezzo e pettinati verso il basso – che avevano attratto Rockwell. La lunga relazione lavorativa e la conseguente amicizia sono iniziate dopo il loro primo incontro, e Rockwell, in seguito, ha ricordato con affetto il giorno in cui il vecchio apparve per la prima volta nel suo studio definendolo “uno dei giorni più fortunati della mia vita” (Ibid.).
In effetti, Rockwell ha utilizzato Van Brunt come modello così frequentemente che Lorimer alla fine gli ha chiesto di cambiare modello, poiché troppo identificabile e quindi ripetitivo. Per non perdere la sua musa ispiratrice, Rockwell gli offrì dieci dollari per radersi. Sebbene Van Brunt avesse accettato, Rockwell alla fine si pentì del loro accordo, credendo di aver causato qualcosa di simile all’ “abbattimento di una grande quercia”. Van Brunt continuò a posare per l’artista fino alla sua morte nel 1935, anche se Rockwell spesso mascherava la sua faccia con maestria, in modo da non fare insospettire il suo editore. Come nelle migliori opere di Rockwell, anche Pain and Sign Sign Painter si distingue per il suo forte contenuto narrativo. A Rockwell piaceva collocare opere d’arte di altri artisti – sia di suoi predecessori che di suoi contemporanei – all’interno delle sue stesse composizioni. Fa spesso riferimento all’atto stesso del dipingere, come mostrato in opere come il suo iconico triplo autoritratto del 1960 e Pipe and Bowl Sign Painter. Lo scopo di quest’opera era celebrare l’anniversario sesquicentenario della Dichiarazione di Indipendenza.

Pipe and Bowl Sign Painter. In Pipe and Bowl Sign Painter, Rockwell raffigura Van Brunt come un artista al lavoro che decora l’insegna di una taverna coloniale. In Pipe and Bowl Sign Painter il soggetto specifico diventa autoreferenziale: proprio come l’artista coloniale è incaricato di creare un’opera d’arte per la taverna, Rockwell è lui stesso un artista incaricato di creare un’opera d’arte per The Saturday Evening Post. Opere come Pipe and Bowl Sign Painter testimoniano la capacità sopraffina di Rockwell di elevare le pubblicità commerciali al regno dell’estetica.

Nel 1926, cominciò a dipingere la prima delle sue 51 illustrazioni per il calendario dei Boy scout di America.

Durante la Grande Depressione, la famosa rivista per cui lavorava insistette molto nel pubblicare copertine spensierate. Nel 1929, il suo matrimonio con Irene giunse al termine. Il giovane e ambito illustratore si consolò l’anno dopo con Mary Barstow, una maestra di scuola, dalla cui unione nacquero Peter, Thomas e Jarvis. Grazie alla sprizzante felicità che si respirava nelle quattro mura domestiche, Norman sopportò di buon grado la crisi economica del Paese. Nel 1932, andò in Europa dove conobbe il modernismo. Gli furono commissionate due storie in quel periodo “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain e la vita di Louisa May Alcott, autrice del romanzo “Piccole donne”.

Nel 1935, George Macy, l’editore della Heritage Press e Limited Editions Club, invitò Norman Rockwell ad assumersi l’incarico di illustrare “Le avventure di Tom Sawyer” e “Le avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain. Rockwell, quindi, visitò Hannibal, Missouri, la città d’infanzia di Twain, per trovare dettagli autentici da includere nel suo lavoro. Le vivide descrizioni dei personaggi, delle ambientazioni e degli umori di Twain furono fonte d’ispirazione per l’illustratore, che considerò ciascuna delle scene dello scrittore “complete e perfette fino all’ultimo dettaglio”. Le sedici stampe firmate in edizione limitata della collezione di Rockwell provano la stima dell’artista nei confronti di questi classici americani.

Mark Twain, Le avventure di Tom Sawyer. In questa scena Tom si accinge a imbiancare la staccionata per conto della zia Polly.

Quando la Woman’s Home Companion, una rivista mensile americana pubblicata dal 1873 al 1957, commissionò a Rockwell di illustrare la biografia di Louisa May Alcott, autrice di Piccole donne, Rockwell andò nella casa della Alcott a Concord, Massachusetts, per “farsi un’idea del luogo”. “Seduto nella sua camera da letto“, scrisse, “dove tutto era rimasto esattamente come quando era in vita, ho avuto la sensazione di essere lì con lei; le vecchie lampade, le tende di pizzo, i tappeti uncinati e la sedia a dondolo mi hanno riportato indietro nel tempo “. Nella scena qui sotto, tratta dal romanzo “Piccole donne”, Jo, l’alter ego dell’autrice, piange quando sente che il suo amico il signor Bhaer ha intenzione di andarsene.

La scena dell’ombrello tra Jo e Fritz Bhaer è emblematica. “Mr. Bhaer vide le lacrime sulle sue guance che si confondevano con le gocce di pioggia; chinandosi verso di lei, chiese: “Carissima, perché piangi?”. Con un singhiozzo irrefrenabile, lei rispose:
“Perché te ne vai.” […] “Jo, non ho altro da offrirti che tanto amore per te. Sono venuto a vedere se te ne poteva fregare qualcosa, e ho aspettato per essere sicuro di essere qualcosa di più di un amico. Lo sono? Puoi fare un piccolo posto nel tuo cuore per il vecchio Fritz? ” aggiunse, tutto d’un fiato.
“Oh si!” disse Jo, ed era abbastanza soddisfatto, poiché lei gli avvolse entrambe le mani e lo guardò con un’espressione che mostrava chiaramente quanto sarebbe stata felice di trascorrere tutta la vita accanto a lui, anche se non aveva granché da offrirle che il vecchio ombrello che portava in quel momento. Olio su tela 1938, di Norman Rockwell.
GIF dal film Piccole donne, 2019.

Queste commissioni gli fecero riscoprire l’amore mai spento per l’illustrazione. Nel 1939, i Rockwell si trasferirono ad Arlington, Vermont. In questo periodo i soggetti dei suoi dipinti furono tratti perlopiù da scene della vita cittadina. L’orizzonte che si prospettava era oscuro. Quando gli Stati Uniti entrarono in guerra, furono seguiti da Rockwell, che portò la guerra sulla tela. Cominciò a dipingere il fronte interno e le disavventure di reclute cittadine.

Rosie the Riveter. “Rosie the Riveter” è il nome di un personaggio immaginario che è venuto a simboleggiare le milioni di donne che hanno riempito fabbriche, impianti di munizioni e cantieri navali americani durante la seconda guerra mondiale. Negli anni successivi, Rosie divenne anche un’iconica immagine americana nella lotta per ampliare i diritti civili delle donne.
Dopo il bombardamento giapponese di Pearl Harbor nel dicembre del 1941 e il pieno coinvolgimento degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale, la forza lavoro maschile fu esaurita per riempire i ranghi dell’esercito degli Stati Uniti.
Il governo degli Stati Uniti, con l’aiuto di agenzie pubblicitarie come J. Walter Thompson, organizzò ampie campagne per incoraggiare le donne a unirsi alla forza lavoro. Riviste e manifesti hanno svolto un ruolo chiave nello sforzo di reclutare donne per la forza lavoro in guerra.
“Rosie” di Rockwell”, è apparsa sulla copertina dell’edizione del Saturday Evening Post del 29 maggio 1943. The Post era allora una delle riviste più popolari della nazione, con una tiratura di circa 3 milioni di copie ogni settimana. La modella ha dichiarato che mentre posava, stava realmente mangiando un panino al prosciutto, che all’epoca era il pasto perfetto per una donna in carriera. L’illustrazione di Rockwell mostra una donna muscolosa che si prende la pausa pranzo con una pistola da rivetto in grembo, sotto di lei una copia del manifesto di Hitler , Mein Kampf e un contenitore per il pranzo etichettato “Rosie”.
La modella di Rockwell era una residente del Vermont, Mary Doyle Keefe di 19 anni, che lavorava come operatrice telefonica. Rockwell dipinse la sua “Rosie” come una donna più grande del suo modello, e in seguito telefonò per scusarsi. L’immagine di copertina del Post si è rivelata estremamente popolare, e la rivista l’ha prestata al Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti per la durata della guerra.
“The War Years”. Un eroe di guerra dai capelli rossi, con in mano una bandiera giapponese, ha storie di guerra da raccontare, e chiaramente i ricordi non sono leggeri, il resoconto non vanaglorioso e le esperienze che cambiano la vita, come l’esperienza della guerra, che racconta sono avvincenti. L’articolo di giornale sul muro mostra che il soldato è un eroe locale. Il modello non era un ex impiegato di garage, ma era davvero un marine decorato, di nome Duane Parks. Rockwell lo trovò nel Dorset, Vermont. Gli altri modelli erano, come al solito, di Arlington, vicini del Vermont dell’artista. L’uomo con la pipa protesa ad ascoltare era il proprietario del garage, Bob Benedict. L’uomo in veste di poliziotto era un impiegato di Arlington ed editore di giornali. Il ragazzo seduto accanto al marine era il figlio minore dell’artista, Peter, e il ragazzo biondo sulla destra era il figlio maggiore, Jerry. Insieme a suo fratello Tommy sono apparsi su molte tele di Rockwell.

Nel 1943, quando il presidente Roosevelt delineò la dottrina politica delle Quattro libertà, per le quali l’America combatteva, ispirato dall’emblematico discorso del presidente, Rockwell ideò un contributo speciale: avrebbe fornito una sua personale raffigurazione delle quattro libertà del popolo americano. Le Quattro libertà del presidente degli Stati Uniti d’America Franklin Delano Roosevelt includevano: la libertà di parola e di espressione, la libertà di culto, libertà dal bisogno (sicurezza sociale) e libertà dalla paura.

Freedom of speech
Freedom to worship
Freedom from Want
Freedom from Fear

Le illustrazioni riscossero un enorme successo, divenendo il “piatto forte” di mostre erranti sponsorizzate dal The Saturday Evening Post e dal Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti d’America. Le quattro famosissime icone viaggiarono in sedici città diverse, attirando oltre 1 milione di visitatori, ricavando 133 milioni di dollari in titoli di guerra e francobolli, contribuendo notevolmente allo sforzo bellico.

Tuttavia, dopo il lancio e il successo dei fantastici quattro, una tragedia si abbatté su Norman: un incendio divampò e distrusse il suo studio e molti dei suoi costumi e oggetti di scena e, naturalmente, quadri. A dispetto della situazione, l’artista seppe rinascere ancora più forte di prima. Fu in questo periodo che spostò il focus delle sue opere, ritraendo personaggi moderni in ambientazioni moderne, sempre in linea con gli eventi a lui contemporanei; la sua arte divenne il riflesso del sogno americano. Dopo la proclamazione di pace nel 1945, Rockwell si unì alla gioia dei suoi connazionali. L’America era in movimento, imitata dall’artista, che cominciò a raffigurare dipinti di famiglie, station wagon, quartieri residenziali. Nel 1953, i Rockwell si trasferirono a Stockbridge, Massachusetts. Nella sua opinione, Stockbridge era il meglio dell’America, il meglio del New England, conosceva tutti a Stockbridge. Nel 1959, la moglie morì. Anche questa volta, per fortuna, Rockwell seppe come consolarsi. Due anni dalla morte della consorte, sposò Mollie Punderson, un’insegnante in pensione che aveva conosciuto frequentando un corso di poesia locale. All’età di 67 anni, stava iniziando un nuovo capitolo sia di vita personale sia di vita professionale. I leader politici americani diventarono i suoi nuovi soggetti prediletti. Il dipinto del presidente John Fitzgerald Kennedy del 1960, fu riutilizzato nel numero che seguì l’assassinio e coincise con l’ultima copertina che Rockwell fece per conto del The Saturday Evening Post. Infatti, la sua collaborazione con la famosa testata giornalistica si concluse nel 1963, dopo 47 anni.

Durante gli anni ’60 del Novecento, i suoi contributi per il periodico LOOK risultarono estremamente realistici e crudi, come lo era, del resto, la realtà in quel periodo, che comprendeva le questioni sociali e razziali e la povertà. L’opera più conosciuta del tempo è ” The Problem We All Live With”, datata 1964. E’ un dipinto che è soprattutto un simbolo del Movimento dei Diritti Civili negli Stati Uniti. Rappresenta Ruby Bridges, una bimba afroamericana di sei anni, che si reca alla scuola elementare William Frantz, una scuola pubblica totalmente bianca, il 14 novembre 1960, a New Orleans. A causa delle minacce e delle violenze contro di lei, viene accompagnata da quattro vice-ministri americani.

The Problem We All live with.

In quel periodo, Rockwell abbracciò l’idealismo e il coraggio di una nazione che stava progettando il suo futuro. Rockwell descrisse e narrò il secolo americano come nessun altro prima di lui aveva mai fatto. I suoi lavori annoverarono in un migliaio di immagini l’evoluzione di una nazione, operando uno straordinario fascino sulle masse, tanto che egli diventò un punto fermo in un mondo in continuo cambiamento; raffigurò la Ford T, l’eccezionale evento del primo volo sull’Atlantico, l’alba dei viaggi aerei commerciali, l’avventura dell’uomo nello spazio; celebrò la nostra sete di intrattenimento in ogni sua forma, dal passatempo nazionale, ovvero il baseball, allo sfavillante mondo di Hollywood e al debutto della televisione; immortalò i riti di passaggio con arguzia e assennatezza. Il suo sottile spirito di osservazione indirizzò l’attenzione sulle complesse questioni sociali. Seppe guardare con orgoglio il ricco patrimonio letterario. Rockwell immaginò un albero genealogico sciolto da vincoli razziali, etnici e di classe sociale, unendo il passato con il futuro.

Nelle interviste che rilasciò, affermò di dipingere l’America che aveva conosciuto e osservato mostrandola a coloro che magari non avevano notato i suoi particolari. La sua attenzione per i particolari e il suo occhio per i drammi quotidiani guidarono il suo processo creativo. Si batté per l’autenticità delle sue ambientazioni e oggetti di scena. Collezionava ogni tipo di vestiti e costumi. Inizialmente si servì di modelle professioniste, successivamente la macchina fotografica gli permise di sfruttare chiunque. Reclutò familiari, amici. Fungeva da coach e da modello, utilizzando il proprio volto elastico per mostrare le espressioni che cercava. “I flagelli nella vita di un illustratore sono i termini di scadenza e il trovare le giuste idee“. I suoi soggetti cambiarono nel tempo, ma mai il suo procedimento. Funzionava più o meno così: scattava delle foto a centinaia, armeggiava con l’illuminazione, cambiava in continuazione le pose delle sue modelle, isolava alcuni elementi sulla scena. In questa prima fase, traeva schizzi di carbone, poi analizzava composizione e toni e risolveva eventuali problemi tecnici. Gli studi che aveva fatto sul colore gli permettevano di immaginare l’effetto ottico delle sue copertine in un chiosco di giornali. Alla fine, circondato dai suoi perfezionamenti, si metteva all’opera per giungere alla versione finale. Nutriva grande ammirazione nei confronti sia dei grandi maestri sia degli artisti contemporanei. “I pittori hanno la capacità di mostrarci a noi stessi, sono orgoglioso di essere uno di loro.” Era sia un pittore che un illustratore. “Quello che amo di più fare, anche se so meglio di chiunque altro che non sia la forma d’arte più alta, è raccontare storie attraverso le immagini dalla prima scena all’ultima, il che non è propriamente ciò che un uomo di belle arti fa, ma io lo faccio in questo modo e mi piace così.” Sebbene morì l’8 novembre del 1978, la sua reputazione è rimasta imperitura come la pietra, divenendo semmai più inscalfibile nel tempo. Oggi a Stockbridge esiste un museo in suo onore che porta il suo nome, ” il Norman Rockwell Museum “, che conta 200.000 visitatori l’anno; alcuni vengono per onorare la sua memoria, altri per scoprire la sua storia. Lo studio dove realizzò molti dei suoi capolavori, oggi è proprietà del museo.

Norman Rockwell ha lasciato in eredità le immagini dei suoi connazionali ai suoi connazionali, ricordandoci di credere in noi stessi, onorare il passato, abbracciare il futuro e vedere noi stessi come lui ci ha visto, ovvero con affetto e compassione. Ho pensato di salutarlo con la seguente illustrazione che si risolve in un abbraccio. Il tema del quadro è il ricongiungimento con la famiglia e gli amici durante le vacanze, familiare a tutti: vedere i propri cari dopo tanto tempo è il miglior regalo di Natale che si possa ricevere.

Christmas Homecoming. Ecco un’altra famosa illustrazione natalizia di Norman Rockwell.
Il dipinto in realtà potrebbe quasi chiamarsi Rockwell Family Homecoming, perché l’intera famiglia appare nel dipinto. Quest’ultimo ritrae il figlio di Rockwell, Jarvis, o Jerry come era solitamente chiamato dalla famiglia, di ritorno a casa dal college per le vacanze di Natale.
Jarvis sta ricevendo un caloroso abbraccio da sua madre, Mary Barstow Rockwell.
In seconda fila, tra la folla, a sinistra, c’è il figlio di Rockwell, Thomas o Tommy. Sull’estrema sinistra del dipinto, con gli occhiali c’è Peter Rockwell, il figlio più giovane di Norman e Mary.
Ovviamente, alla destra di Jarvis, con una pipa in bocca, suo marchio di fabbrica, si erge Norman Rockwell. Nell’angolo in alto a sinistra c’è il collega illustratore del Post e caro amico di Rockwell, Mead Schaeffer. Davanti a Schaeffer c’è la nonna Moses. La rossa dietro a Peter è la figlia di Mead Schaeffer, Patty. La bionda tra Jarvis e Norman è l’altra figlia di Schaeffer, Lee. La ragazza che sorride e saluta proprio dietro Mary è Mary Atherton, figlia di un altro illustratore amico di Rockwell, Jack Atherton. Nell’angolo in basso a destra, possiamo intravedere l’albero di Natale dei Rockwell.

Norman Rockwell e Lana Del Rey.

La copertina dell’ultimo album di Lana del Rey.

Lana ha dichiarato durante un’intervista radiofonica che, dopo aver menzionato Rockwell nella sua canzone “Venice Bitch”, ha iniziato a pensare ai suoi dipinti. Sentiva che il suo lavoro aveva caratterizzato il sogno americano della sua epoca, così ha deciso di chiamare l’album discografico “Norman f****** rockwell”, dove f sta per fucking, per rendere il tutto più stravagante e d’impatto.
Il Boston Globe ha contattato il Norman Rockwell Museum in Massachusetts per conoscere la reazione degli impiegati del museo alla decisione di Lana. Laurie Norton Moffatt, amministratore delegato e direttore generale del museo, ha affermato che molte persone che lavorano al museo hanno ascoltato l’album. Molti di loro sono fan della cantante, e come loro i loro figli. Hanno apprezzato il “talento della cantante e la sua capacità di dipingere vivide immagini attraverso la sua musica, proprio come Norman Rockwell faceva con le sue opere”. Anche alla nipote di Norman Rockwell, Abigail, è stato chiesto cosa ne pensasse dell’album. Abigail, che è anche una cantautrice, ha affermato di essere una fan di Lana e di non aver avuto problemi con il titolo in cui figura il nome del nonno. Su Internet circolavano voci, secondo cui l’uscita dell’album fosse stata posticipata a causa della famiglia Rockwell, che avrebbe minacciato di fare causa alla cantante per l’uso del nome di Norman Rockwell; Abigail Rockwell ha smentito tassativamente. Ha fatto notare che la Del Rey non ha bisogno del permesso della famiglia Rockwell per usare il nome del suo antenato. Dubita anche che suo nonno ne sarebbe stato offeso o turbato in alcun modo. Ha detto che se fosse ancora in vita ci vedrebbe dell’umorismo, riderebbe sotto i baffi e poi tornerebbe nel suo studio per continuare a dipingere”. Ecco il link al singolo omonimo: https://www.youtube.com/watch?v=wPt0dGg4BKA. Il link al testo in italiano: https://www.angolotesti.it/traduzioni/L/traduzione_testo_canzone_tradotto_norman_fucking_rockwell_lana_del_rey_51282.html. Grazie Lana per avermi fatto scoprire questo magnifico artista.

La ragazza con gli occhiali da sole. 👓☀

fonti: https://www.globalist.it/news/2017/11/14/un-quadro-per-giulia-insultata-per-il-colore-della-pelle-perche-il-razzismo-non-l-avra-vinta-2014832.html; http://www.best-norman-rockwell-art.com/norman-rockwell-saturday-evening-post-cover-1916-09-16-redhead-loves-hatty-perkins.html; https://www.youtube.com/watch?v=vWhOueJqov8; https://www.youtube.com/watch?v=tiL24GF3q_s&t=7s; https://www.youtube.com/watch?v=0TO4kOmpyUM&t=250s; https://www.cheatsheet.com/entertainment/movies/the-story-behind-the-controversial-title-of-lana-del-reys-new-album.html/; https://www.saturdayeveningpost.com/2012/05/rockwell-the-war-years-2/; “American Mirror: The Life and Art of Norman Rockwell”, pagina 64; https://www.pophistorydig.com/topics/tag/norman-rockwell-rosie-the-riveter/; https://www.nrm.org/rosie-the-riveter/; http://www.best-norman-rockwell-art.com/norman-rockwell-boys-life-cover-1913-09-scout-at-ships-wheel.html; https://www.saturdayeveningpost.com/2011/05/rockwell-changed-illustration/; http://www.nrm.org/images/mobile-app/bwbc/bwbc-steph.html#audio-text-block; http://theenchantedmanor.com/tag/mothers-day-off/; http://www.best-norman-rockwell-art.com/norman-rockwell-saturday-evening-post-cover-1916-08-05-gramps-at-the-plate.html; http://www.best-norman-rockwell-art.com/norman-rockwell-saturday-evening-post-cover-1916-10-14-people-in-a-theatre-balcony.html; http://www.best-norman-rockwell-art.com/norman-rockwell-saturday-evening-post-cover-12-9-1916-christmas.html; http://www.sothebys.com/en/auctions/ecatalogue/2016/american-art-n09580/lot.38.html; https://www.nrm.org/2009/09/norman-rockwells-tom-sawyer-and-huckleberry-finn/; https://www.goodreads.com/quotes/6358158-mr-bhaer-saw-the-drops-on-her-cheeks-the; http://www.nrm.org/HEA/HD/; http://www.best-norman-rockwell-art.com/1948-christmas-homecoming.html;

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